venerdì 5 aprile 2013

Un anno fa, sembra un giorno, veniva commissariato il comune di Racalmuto. (Sergio Scimè)

 « Io credo nei siciliani che parlano poco, nei siciliani che non si agitano, nei siciliani che si rodono dentro e soffrono: i poveri che ci salutano con un gesto stanco, come da una lontananza di secoli ... Questo popolo ha bisogno di essere conosciuto ed amato in ciò che tace, nelle parole che nutre nel cuore e non dice... » 
(Leonardo Sciascia, L'antinomio) 
Foto di Racalmutese Fiero

E' passato un anno e qualche giorno dal commissariamento del comune di Racalmuto per infiltrazione mafiosa.
Cos'è cambiato? Poco.
Di certo è stata sospesa la libera democrazia. I cittadini non hanno potuto scegliere i propri rappresentanti al comune. Tre commissari da un anno agiscono con pieni poteri.

Un Ministro con gli occhi puntati sul nostro paese.
A presentare il 23 aprile 2012 la commissione al paese è stato il Ministro in persona, Anna Maria Cancellieri. Tanti bei propositi, tanta speranza, tanto ottimismo. Il Ministro nella sala della Fondazione Sciascia ha invitato i cittadini ad organizzarsi in comitati civici, a fare proposte, esporre dissensi e quant'altro alla commissione. Un ministro che ha spronato la comunità a non appiattirsi in questi 18 mesi.
Il Ministro è ritornato a Racalmuto a luglio con altri ministri e sottosegretari,  per sottoscrive il protocollo d’intesa con il prefetto e la commissione. Doveva ritornare a Racalmuto per la terza volta nel mese di  gennaio per assistere alla rappresentazione teatrale "Il giorno della civetta", ma motivi istituzionali l'hanno trattenuta a Roma.
A settembre, dopo quattro mesi dall'insediamento, uno dei tre commissari verrà sostituito.

Racalmuto per un momento ha sperato nel cambiamento. I cittadini si sono organizzati. 
Il comitato "Art.1", i circoli, gli anziani, hanno prodotto istanze alla commissione. Sono state raccolte firme. Tutto questo per manifestare democraticamente il dissenso e fare proposte nell'interesse generale. 
Sono state organizzate delle assemblee pubbliche, in piazza Castello, al Castello Chiaramontato e altre. 
I cittadini si aspettavano un dialogo con la commissione ma questo dialogo non c'è stato.

Un paese lasciato solo e con i problemi.
La commissione s'imbatte con un bilancio comunale indebitato, a rischio dissesto.
I cittadini si vedono raddoppiate le tasse: la Tarsu arriva alle stelle,  aumenta l'IMU, si tagliano servizi. Il comune blocca tutto. Agli impiegati per un periodo è mancata la carta, agli operai la benzina.  Si ferma la circolare, lo scuolabus.  Piove dentro la scuola, ma il comune non ha soldi per intervenire in urgenza. Le nuove case popolari non sono state assegnate. Le strade urbane sono impercorribili. Diverse vie al buio. Nessuna manutenzione nei parchi giochi 
La pulizia "straordinaria" annunciata è rimasta nel cassetto.
D'improvviso spuntano i soldi per la manutenzione urgente del teatro: legittimo incazzarsi. 
Diciamolo con franchezza e senza paura: in questo anno il risorgimento non c'è stato.  
Speriamo di vedere i frutti in questi pochi mesi di fine commissariamento. 
Sempre che non ci sia un ulteriore proroga.
 (Sergio Scimè, blogger)

3 commenti:

  1. Sergiù ci voli n'arrifriscata intra lu comuni... troppu muffa ni li mura

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  2. Ma il Ministro non può ritornare un'altra volta per fare un bilancio ai cittadini.

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  3. Due passi distinti, tratti da La Sicilia come metafora, la famosa intervista alla giornalista francese Marcelle Padovani, così si esprime Sciascia:

    “Sì, ci credo. Nella ragione, nella libertà e nella giustizia che sono, insieme, ragione (ma guai a separarle). Credo si possa realizzare, anche se non perfettamente, un mondo di libertà e di giustizia. Ma la storia siciliana è tutta una storia di sconfitte: sconfitte della ragione, sconfitte degli uomini ragionevoli. Anche la mia storia è una storia di sconfitte. O, più dimessamente, di delusioni. Da ciò lo scetticismo: che non è, in effetti, , l’accettazione della sconfitta, ma il margine di sicurezza, di elasticità, per cui la sconfitta – già prevista, già ‘ragionata’ – non diventa definitiva e mortale. Lo scetticismo è salutare. È il migliore antidoto per il fanatismo. Impedisce cioè di assumere idee, credenze e speranze con quella certezza che finisce con l’uccidere l’altrui libertà e la nostra”.

    E, in un altro passo della stessa opera-intervista, sottolinea:

    “La particolarissima viscosità della storia siciliana la si deve anche al fatto che qui si è sempre sperato in cambiamenti che venivano dal di fuori e dall’alto: ogni volta che un viceré lasciava Palermo, in tutti i quartieri della città si faceva festa, perché si pensava che il nuovo sarebbe stato migliore del precedente e che avrebbe finalmente apportato il cambiamento. Nessuno tuttavia pensava a rovesciare l’istituzione, le plebi essendo perfettamente avvezze a quest’idea del mutamento che scende dall’alto. (…)
    Scusate se copio da Sciascia, purtroppo non c'è di meglio su questo pianeta, anzi.

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